Per lo sviluppo del sistema Italia non c'è un soldo.
Parola del premier Silvio Berlusconi che ha ghiacciato le aspettative di tutte le categorie produttive, dell'opposizione e della stessa maggioranza sul decreto che dovrebbe mettere in moto e imprimere una direzione alla ripresa italiana.
Doveva essere varato, dopo diversi rinvii, entro il 20 ottobre, e ora rischia di slittare ancora. Il presidente del consiglio, contrario a un prelievo sui grandi patrimoni, ai cronisti che gli chiedevano dove attingere per le risorse, è arrivato a dire: «Ci inventeremo qualcosa» e «Non ho una particolare fretta, sarà varato quando sarà convincente».
AGLI OPPOSTI. Le associazioni imprenditoriali hanno parlato un linguaggio completamente diverso: «L'Italia ha mezzi e risorse per risalire la china ma il tempo è scaduto», hanno scritto in una lettera indirizzata proprio al premier: «è di fondamentale importanza che il decreto sviluppo contenga misure strutturali, concrete e credibili».
Praticamente un altro Paese.
