IL GOVERNO MONTI

sabato 29 ottobre 2011

A Bruxelles
ci ha messo
 la sua firma







È dal 1 gennaio 2002, il giorno della prima messa in circolazione, che Berlusconi attacca l’euro. Incurante del fatto che l’altro giorno, a Bruxelles, gli avevano chiesto di apporre la sua “firma sovrana” al documento sulle “misure senza precedenti”.


Non si è mai visto un capo di governo europeo gettar discredito sulla moneta unica, che è anche moneta nazionale. Ben sostenuto, sin dall’inizio, dall’ideologia leghista anti-Ue che fece scappare subito dal governo un europeista del calibro del ministro degli esteri Renato Ruggiero.


Non sorprende, dunque, se ieri il presidente del Consiglio ha sferrato una nuova offensiva, a cui tardivamente ha cercato di porre rimedio. E la gravità di questo atto sarà, purtroppo, ben presto avvertita. Le improvvide parole, mentre tutti si stanno affannando a salvare l’intera costruzione del sistema europeo, suoneranno come l’incredibile sfida di uno che, appena 48 ore, prima ha dovuto prendere impegni gravosi davanti ai partner dell’Ue e giurando persino su questa frase: “L’Euro si trova al centro del nostro progetto europeo”. Lui, Berlusconi ci ha messo la firma e poi, con rispetto parlando, ci ha sputato addosso. Adesso si può scommettere con estrema facilità che l’Italia pagherà cara questa ennesima guapperia.


Certo, si è abituati a sortite sconcertanti. E, tuttavia, la persona il cui governo si regge grazie all’apporto di tale Scilipoti, non esita a sparare bordate contro l’euro quando proprio il suo governo dovrà “fornire tempestivamente alla Commissione Barroso tutte le informazioni” sul piano lacrime e sangue annunciato nella famosa lettera sottoscritta di suo pugno e consegnata all’Ue. Già, sottoscritta. Ma quanto valgono le firme dei leader europei e soprattutto quella del cavaliere? Sicuramente poco. E lo riconoscono gli stessi interessati.
I 17 capi di Stato e di governo della “zona euro”, che si sono riuniti a Bruxelles per valutare anche la “Lettera all’Ue” sottoscritta da Berlusconi, l’altro giorno hanno per la prima volta sollevato il tema della loro personale credibilità di fronte alle istituzioni e all’opinione pubblica. Si tratta di un assoluto inedito nella storia degli accordi in sede comunitaria. Ma la tempora currunt.
Possibile che i leader europei, non si fidino l’uno dell’altro?

Possibile. Ormai, nel pieno della crisi e al cospetto di partner inaffidabili che chiacchierano senza costrutto, gli stessi leader si sono resi conto che esiste un problema di affidabilità e, soprattutto, di fiducia reciproca. Anzi, di onore. Troppo importanti sono le sorti dell’euro per restare in balia di esponenti di governo non troppo raccomandabili. E che, non si peritano di svilire le istituzioni dell’Eurogruppo e la moneta che si è impegnato a difendere.
E così – ma nessuno vi ha fatto caso – nella “Dichiarazione del vertice euro” del 26 ottobre è stato inserito un paragrafo del tutto inconsueto, che mai si è letto sinora in una comunità di Stati il cui principio fondante è la solidarietà. Il documento dei 17, insomma, ha introdotto il tema della “Credibilità delle firme sovrane”.

Infatti, dopo aver trattato i casi spagnolo e italiano (con l’intimazione alla Commissione di “monitorare” quanto promesso da Berlusconi) e quello della Grecia, al punto 16 è scritto che gli Stati membri “ribadiscono solennemente la ferma determinazione ad onorare pienamente la propria firma sovrana, così come tutti gli impegni assunti per il bilancio sostenibile e l’attuazione delle riforme”.


Non era mai accaduto che Merkel, Sarkozy, Zapatero e tutti gli altri avvertissero il bisogno di mettere nero su bianco che la “credibilità delle loro firme sovrane è un elemento fondamentale per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso”. Determinazione, onore, credibilità. Che avessero in mente qualcuno dei presenti?

Ora, dopo l’ultima uscita del presidente del Consiglio italiano non ci sono più incertezze. Sì, gli altri leader sapevano bene con cui avevano a che fare e per questo qualcuno, in un estremo gesto difensivo, hanno preteso quasi un giuramento sulla “firma sovrana”. Non si può scherzare sulle sorti di tutti.

Sergio Sergi