IL GOVERNO MONTI

lunedì 31 ottobre 2011

Gramsci, i giovani e i costruttori di soffitte





La Leopolda bis ha già prodotto quello che doveva produrre: la guerra del tutti contro tutti, che farà tanto bene a Berlusconi e alla sua maggioranza. Bersani ha bollato la polemica giovani-vecchi stupida, Vendola si è schierato con Bersani, definendo Renzi vecchio quanto la rivoluzione liberista nel mondo. Casini, invece, sul suo blog si congratula, perchè fa bene a scalciare (non l’avrei mai detto…).

E in effetti il sindaco di Firenze è figlio dell’ex-parlamentare dc Tiziano, già attivo nel campo dei media e della pubblicità, e fa politica sin da piccolo sotto l’egida del padre, signore delle tessere del PPI. Fa della lotta alla Casta la sua ragione di vita, peccato che un anno fa sia stato condannato dalla Corte dei Contiper un danno erariale di 2,2 milioni di euro quando era presidente della Provincia di Firenze per assunzioni di portaborse irregolari.

Lasciando perdere le res gestae per nulla gloriose del presunto giovane rottamatore, mi interessa riproporre in questa sede un’analisi di Antonio Gramsci proprio sui giovani, quelli con l’ansia della rottamazione, che a rileggerla oggi a distanza di quasi un secolo sembra scritta apposta per quelli come Renzi. Ecco cosa scriveva il giovane Gramsci sui suoi coetanei, definiti “costruttori di soffitte“.

Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione
precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto. 
Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere.

Fare il deserto per emergere e distinguersi.

Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche più oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto.

Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe più comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli. Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro… ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di più. 

Una soffitta su un pianterreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano? Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani. Dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte”.

Ecco, Renzi e soci: dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte.