IL GOVERNO MONTI

lunedì 3 ottobre 2011

La Lega a un bivio
 Federalismo 
o secessione?





È difficile allacciare un dialogo politico con i dirigenti della Lega, impegnati a lanciare slogan, rifiutando i ragionamenti. Bossi, Maroni e Calderoli sono ministri della Repubblica e hanno quindi il dovere di motivare le loro sortite separatiste invocando «Padania indipendente».


Capisco che l’anomalia di questa situazione è riconducibile a un presidente del Consiglio ricattabile, sul piano politico e su quello personale, e quando i suoi ministri gridano slogan separatisti tace, fa finta di niente. Se parla, sollecitato dal Colle, dice parole che non lasciano traccia. Il punto è uno: è compatibile col ruolo di ministro (anche degli interni!) chi incita a spezzare l’unità nazionale sancita non solo dalla storia ma dalla Costituzione su cui i ministri giurano?


Il presidente della Repubblica ha ricordato che nel 1945 il governo presieduto da Ferruccio Parri, ministri De Gasperi, Togliatti, Nenni, il liberale Brosio, La Malfa ecc., decise di inviare al confino di polizia Andrea Finocchiaro Aprile, Antonino Varvaro e altri capi del separatismo siciliano.

Una misura discutibile, scrissi io su l’Unità, ricordando l’evento dopo la scomparsa del mio caro amico Varvaro. Ed Emilio Lassu, che era ministro di quel governo, mi scrisse una lettera per dire che «la decisione fu presa all’unanimità, Togliatti compreso». Risposi che la mia contrarietà al confino permaneva anche se Togliatti aveva sostenuto quel provvedimento.
 Ma, il Capo dello Stato, citando quell’episodio, penso che abbia voluto ricordare come reagirono verso il separatismo uomini politici che avevano riconquistato l’unità nazionale. 
Certo è un monito, non una minaccia come dicono i giornali di Berlusconi.

Il separatismo siciliano fu un fenomeno che coglieva un momento di crisi dell’unità nazionale (’43-’45), ma si riallacciava a una storia della Sicilia, che conobbe l’autogoverno e l’esistenza di un parlamento, prima di quello inglese.
Quel separatismo non fu sconfitto dagli arresti dei capi, ma dal fatto che alla Sicilia nel 1946 fu concessa l’autonomia con uno statuto speciale.


La “Padania” non ha l’identità siciliana o sarda, non ha una sua storia autonoma. Semmai una storia ha il “Lombardoveneto” nell’impero austriaco ma anche nel Risorgimento italiano. Il richiamo del Presidente della Repubblica è quindi più che giusto e opportuno. La Lega, tra l’altro, è in palese contraddizione: vuole il federalismo o la “Padania” indipendente?


La crisi politica del gruppo dirigente leghista è dovuta alla sua omologazione al sistema centralista e alla sua incapacità di portare sino in fondo una riforma federalista. L’invocazione della separazione della “Padania” è il segno della disperazione e della sconfitta.
 La Lega in questi ultimi anni ha mostrato di essere solo un pezzo del sistema berlusconiano e contraddice così le aspettative della base leghista. Alla totale perdita di autonomia, Bossi e soci, pensano di reagire rispolverando vecchi slogan consunti?


Dalla crisi non si esce con la propaganda, gli slogan e i comizi a Pontida. La Lega è a un bivio: può squagliarsi, come il separatismo siciliano, i cui capi si inserirono nel sistema democristiano o sostennero l’opposizione del Pci, o può invece avere un avvenire recuperando autonomia definendo la sua strategia di partito federalista.

Ma c’è chi riflette anzicchè gridare? Ne dubito.

Emanuele Macaluso