IL GOVERNO MONTI

domenica 2 ottobre 2011

Fassino: “Aiutiamo Marchionne”



Dopo il declassamento di varie agenzie di rating, la rinuncia ai nuovi modelli e il tracollo delle azioni del gruppo, Sergio Marchionne è sempre più messo all’angolo. Il che è strano, come fa osservare Salvatore Brigantini, ex-commissario Consob, perché Marchionne “in Italia ha preteso modifiche contrattuali senza impegnarsi nè ad alcun investimento (Fabbrica Italia è un libro vaporoso), nè a condividere con i lavoratori parte dei profitti“.

Eppure è proprio così, benché pensi sempre più agli USA, la partita della Fiat continua a giocarsi in Italia. E, a sorpresa, dopo essere stato scaricato da tutti, Marchionne vede tra i pochi difensori rimasti il Sindaco di Torino, Piero Fassino, che sull’Espresso sbotta: “Non capisco perché quando si parla di Fiat scatta una reazione irrazionale: ci si chiede “ci possiamo fidare?”, si pretende di più che da altri…“.

Sarà che in vita sua il gruppo Agnelli ha sempre incamerato dallo Stato, senza dare poi effettivamente seguito alle promesse (e con Marchionne sono le ultime mosse del gruppo a confermarlo), ma desta quanto meno scalpore che un sindaco di una grande città attribuisca alla Fiom la responsabilità delle promesse disattese dell’ad Fiat. Perché, come ha sottolineato Brigantini, “Il problema di Fiat non è il sindacato, ma il prima (progettazione e investimenti) e il dopo: fare auto che il mercato compra“.

Ma il Sindaco non sente ragioni: “Non dico di fare sconti alla Fiat, ma di offrire condizioni di convenienza”. Altri tempi, rispetto a quando lo stesso Fassino accompagnava Berlinguer sotto ai cancelli di Mirafiori contro i licenziamenti.

Marchionne ora è Presidente e Ad di Chrysler. Alla peggio, a pagare, come al solito, saranno sempre i lavoratori. Di cui Fassino sembra non avere molto a cuore il destino.