IL GOVERNO MONTI

lunedì 3 ottobre 2011

E Frattini ritornò 
con le briciole





Il ministro che s’era bevuto pure lui la favoletta delle armi di distruzione di massa di Saddam ha fatto un viaggetto nella Tripoli del post-Gheddafi ed è rientrato a Roma inseguito da un fiasco.


Verrebbe da dire: senza un Lavitola non si fanno gli affari.


E Franco Frattini, non potendosela prendere con nessun’altro ha pensato per un momento di rivalersi sul giornalista più schietto e onesto che aveva osato ricordargli il famoso “non disturbo Gheddafi” pronunciato da Berlusconi.

Che fa l’inviato speciale (de La Stampa, ndr), pone domande imbarazzanti davanti al nuovo premier libico? Allora non lo riportiamo in Italia. La trasferta si potrebbe ridurre soltanto al goffo tentativo di ritorsione verso il mondo dell’informazione, poi andato a vuoto. In effetti, sta proprio qui, nella missione impossibile del ministro inutilmente contento (manina alzata e il sorriso al fotografo verso l’interno di un’ambulanza con ferito in lettiga), la pochezza dell’iniziativa internazionale del governo.


Lasciamo da parte le relazioni affidate alla regola del “cucù” o al pianto greco contro i giudici comunisti sulle spalle del presidente «abbronzato». E lasciamo anche la ipotizzata prospettiva di avere nel pescivendolo Lavitola, con gaudio - immaginiamo - dell’intero corpo diplomatico retto dal segretario generale Massolo, il “rappresentante personale” del presidente Berlusconi in America-Latina.

Partiamo dalla Libia e torniamo alla Farnesina seguendo l’agenda del ministro che si vanta di avere «stile», e di averlo esercitato con Gheddafi e, adesso, nel post-Colonnello. Lo stile della «discrezione», ha tenuto a ribadire davanti ad un controllato Mahmoud Jibril, leader del Cnt.

Quale discrezione? Quella dettata «dalla nostra storia passata e recente» che ci aveva «particolarmente esposti alle incertezze di un cambiamento di regime».

Discreti, dunque. Non per scelta strategica ma perché, avendo qualcosa di cui farsi perdonare, e non sapendo come sarebbe andata a finire, non era mica prudente assumere una posizione. Ecco spiegata, con una involontaria confessione, l’uscita di Berlusconi, rispettoso della tranquillità del dittatore.


Il ministro Frattini ha parlato di un profilo basso, volutamente ricercato. Tanto basso da non essere notato da Obama e da far chiedere «ma lo abbiamo un ministro degli esteri che parli con Hillary Clinton?». Meno male che, tutto sommato, adesso c’è Jibril. Il quale ha abbattuto Frattini notando il "salto di qualità importantissimo compiuto" visto il «rapporto speciale» che Roma aveva con il vecchio regime.

Da Bordeaux ieri il ministro ha detto che l’Italia resterà il «partner storico» di Tripoli. Nei fatti, ha ammesso di aver ottenuto briciole: assistenza sanitaria, costruzione di scuole e, in cambio, ripresa dei voli commerciali.

Briciole, appunto. Rimaste in piazza dopo il banchetto di Cameron e Sarkozy.

Sergio Sergi