Almeno 200 miliardi di euro, la maggior parte dei quali in nero, nascosti dai greci più facoltosi nei forzieri delle banche svizzere.
Secondo le statistiche della Banca centrale europea (Bce), con l'inasprirsi della crisi del debito sovrano, dall'inizio del 2010 sarebbero almeno 46 i miliardi di dollari (circa 33 miliardi di euro), portati fuori dal Paese da cittadini e imprese elleniche.
Un capitale che, secondo gli esperti, avrebbe un valore reale di quasi 870 miliardi di dollari.
Ora Atene, grazie a un nuovo trattato fiscale con la Svizzera, vuole riportare parte di questi miliardi, che mancano all'appello nelle banche greche, nelle casse indebitate dello Stato, prevenendo, in futuro, la fuga di capitale.
I PROSSIMI INCONTRI TRA GRECIA E SVIZZERA. «Il governo elvetico si è detto disponibile a riprendere i colloqui con la Grecia, per siglare un accordo simile a quello raggiunto con la Germania», ha raccontato al Financial Times Deutschland il capo della Task Force sulla Grecia Horst Reichenbach.
Anche il governo svizzero ha confermato i contatti con Atene. «Abbiamo aperto delle trattative preliminari per firmare un trattato fiscale con la Grecia. Uno degli incontri si svolgerà la settimana prossima», ha anticipato al Ftd un rappresentante della segreteria di Stato del Dipartimento elevetico per gli Affari di Finanza internazionale. Ufficialmente, però, i negoziati non si sono ancora aperti.
GLI ACCORDI CON GERMANIA E GRAN BRETAGNA. Poche settimane fa, la Svizzera ha firmato un accordo simile con la Germania. La convenzione ha previsto che, dal 2013, le banche elvetiche applicheranno un'imposta di circa il 26% sui redditi di capitale dei clienti tedeschi, trasferita poi alle autorità di Berlino. Il compromesso raggiunto tra i due Stati ha inoltre introdotto una tassa tra il 19% e il 37% sulle plusvalenze degli ultimi 10 anni.
In cambio, la Germania ha rinunciato a perseguire gli evasori fiscali nel proprio Paese e le banche estere che li hanno appoggiati.
Anche la Gran Bretagna ha recentemente siglato un accordo analogo con la Svizzera, disponibile a venire incontro alle richieste degli Stati vicini, in seguito alle pressioni esercitate dall'Ue. Ci sono dunque buone possibilità che un trattato fiscale venga firmato, nei prossimi mesi, anche con la Grecia.
Se le trattative andranno velocemente in porto, l'accordo «potrebbe entrare in vigore già a gennaio 2013», ha stimato Reichenbach, «aiutando a smorzare le forti tensioni sociali».
