Ultimo atto dello scontro imprese-casta dopo il “Manifesto per il Paese” di Marcegaglia. Molte le critiche.
«Politici ora basta». Diego Della Valle non usa giri di parole per attaccare la classe politica italiana.
E lo fa attraverso le pagine dei giornali, acquistate per spiegarlo «a quei politici che si sono contraddistinti per la totale mancanza di competenza, dignità e amor proprio per le sorti del Paese».
Si tratta solo dell’ultimo atto dello scontro tra politica e mondo delle imprese.
Quella appena passata è stata la settimana della verità. Ormai è chiaro: l’esecutivo guidato da Berlusconi - immobile e senza strategie - è stato commissariato dalla Bce e dal mondo delle imprese: da Emma Marcegaglia a Diego Della Valle.
L’industriale marchigiano ha comprato intere paginate dei principali quotidiani italiani - originariamente destinate alla pubblicità dei modelli di scarpe Tod’s - per lanciare un duro j’accuse alla politica. Molte le polemiche. Ma prima di affrontare quest’ultimo capitolo dobbiamo fare un passo indietro.
La guerra contro l’inerzia del governo si sta consumando a suon di “bombe carta” sulle colonne dei giornali.
Un altro esempio? Non lascia dubbi la lettera inviata al «primo ministro» italiano da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente attuale e futuro presidente della Bce. La missiva riservata è stata pubblicata giovedì scorso dal Corriere della Sera e i toni con cui i due governatori si rivolgono al presidente del Consiglio - usando le parole di Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd - «confermano la drammatica condizione di commissariamento dell’Italia determinata dall’inadeguatezza del governo Berlusconi».
Negli ultimi giorni anche il tessuto produttivo, stanco delle promesse non mantenute del Cavaliere, ha deciso di farsi sentire. Le associazioni datoriali (Confindustria in testa), per rompere l’impasse che blocca la crescita, hanno deciso di rispondere al governo in modo pragmatico. Venerdì Emma Marcegaglia ha presentato il «Manifesto delle imprese per salvare l’Italia», una sorta di “contromanovra” per lo sviluppo correlata di dati e numeri. Nel documento si indicano cinque priorità: «Spesa pubblica e pensioni, riforma fiscale, cessioni del patrimonio, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture ed energia». Poi, la leader degli industriali ha lanciato un ultimatum al governo: «Subito risposte o abbandoneremo tutti i tavoli».
Più duri i giovani di Confindustria. Il presidente Jacopo Morelli, in un’intervista all’Ansa tuona: «Niente passerelle, non inviteremo politici sul palco a Capri, abbiamo bisogno di un governo che faccia scelte: coraggio, non codardia».
Arriviamo al j’accuse di Della Valle. Il titolo dell’inserzione? «Politici ora basta». Della Valle non risparmia nessuno e non fa distinzioni tra maggioranza e opposizione. L’imprenditore marchigiano parla di «spettacolo indecente e irresponsabile» considerato «non più tollerabile da gran parte degli italiani, che riguarda buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici». Le critiche al gesto dellavalliano non si fanno attendere.
Dura Rosy Bindi (Pd): «Se non vuole rispettarmi come politico mi rispetti almeno come consumatore». Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, parla di disegno contro forze politiche. Secondo il ministro Ignazio La Russa, c’è chi «ha bisogno di fare inserzioni perché quando parla senza pagare non lo ascolta nessuno». Anche Alessandro Profumo si dice scettico sulla provocazione pubblicitaria del patron della Fiorentina: «Secondo me non è un gesto molto apprezzato». Appoggiano l’iniziativa gli esponenti di Fli (Carmelo Briguglio spiega che «gli imprenditori hanno dato il gong a Berlusconi»). Il gesto di Della Valle è parzialmente condiviso da Roberto Maroni: «Mi pare che siano parole da tenere in considerazione, un grido d’allarme che viene da un imprenditore che tiene alto nel mondo il made in Italy e che non possiamo liquidare come mi pare abbia fatto la Bindi con una battutaccia».
Da segnalare anche le sette pagine che il magazine del Wall Street Journal dedica a Luca Cordero di Montezemolo. Scrive l’autorevole giornale americano: il presidente della Ferrari «è pronto a rinunciare alla sua vita fortunata per salvare il suo tormentato Paese?». Insomma, il WSJ dipinge Montezemolo come il bell’esempio dell’imprenditoria italiana, un «multimilionario» e «campione» del Belpaese «uscito da Cinecittà» e dalle grazie di Gianni Agnelli. Addirittura, il giornalista del WSJ si lascia ammaliare dallo stile e dal look «impeccabile, in netto contrasto con il premier da opera buffa».
Ora qualcuno si domanda: Della Valle e la stampa straniera stanno tirando la volata a Montezemolo premier?
Gianmaria Pica
