IL GOVERNO MONTI

giovedì 20 ottobre 2011

No Tav: «Il 23 succederà qualcosa di brutto». Allerta estrema in Val di Susa dopo le dichiarazioni di Perino




Il movimento No Tav ha annunciato una manifestazione in programma il 23 ottobre in Val di Susa.
 «Migliaia di cittadini», hanno scritto i No Tav, «marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia».
 Hanno aggiunto di volerlo fare «a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti» e a volto scoperto.


NO TAV: «TAGLIEREMO LE RETI». «Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l'illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità». 
I No Tav hanno deciso di invitare anche «chi sta dall'altra parte a desistere da violenze e rappresaglie, dal lancio di lacrimogeni e quant'altro: se l'invito non verrà accolto ci difenderemo dai gas, e chi dovesse dare l'ordine di aggredire cittadini pacifici che chiedono giustizia se ne assumerà la responsabilità di fronte al paese che ci guarda».


IL CANTIERE COSTA 90 MILA EURO AL GIORNO. Il significato dell'iniziativa è materiale: «dare un taglio a un cantiere che sebbene finanziato dalla Ue, è illegittimo ed è solo un fortino militare che ci costa 90 mila euro al giorno». Ma c'é anche una valenza simbolica: «dare un taglio ai soldi pubblici spesi per un'opera che abbiamo dimostrato inutile in tutto modi, un taglio a chi vorrebbe accrescere un debito pubblico che non siamo disposti a pagare».
«Vedrete ancora una volta», hanno promesso, «il vero volto del movimento No Tav, un movimento maturo che lavorerà per non offrire pretesti per altre interpretazioni, ci pensano già altri a screditarci».


PERINO: «SUCCEDERÀ QUALCOSA DI BRUTTO». «Il 23 ottobre», hanno concluso i No Tav, «sarà una giornata di resistenza attiva che coinvolgerà un'intera valle».
 Ma le motivazioni non hanno convinto tutti, soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate il 18 ottobre dal leader del movimento No Tav Alberto Perino che ha detto in riferimento alla manifestazione: «Noi siamo convinti che succederà qualcosa di brutto. Perché i poliziotti faranno delle azioni incredibili pur di non lasciarci nemmeno avvicinare alle reti del cantiere».
Dichiarazioni pesanti che hanno portato il movimento a specificare: «Siamo il contrario di come ci dipingono i media, non abbiamo portavoce né leader, non abbiamo chi ci guida, diffidiamo di chi vorrebbe usarci: non siamo ostaggio di gruppi anarco-insurrezionalisti che si allenano in Valle di Susa per potersi sfogare a Roma».

Bragantini (Pd): «Manifestazione non pacifica». Preoccupata, Paola Bragantini, segretario torinese del Pd, che si è schierata apertamente contro la manifestazione appellandosi al Comitato provinciale per la Sicurezza e l'Ordine Pubblico la cui riunione in Prefettura nel capoluogo piemotese è prevista per il 18 ottobre. 
«Va impedito», ha detto Bragantini, «l'assalto al cantiere annunciato dai Comitati No Tav, che hanno parlato di taglio delle reti e non di pacifica manifestazione». «È opportuno scongiurare il rischio che possano verificarsi ulteriori episodi di guerriglia e violenza nei pressi del sito di Chiomonte. Ancora una volta faccio appello al senso di responsabilità di tutti affinché vengano adottate tutte le misure necessarie a stemperare la tensione in Val di Susa e creare le condizioni per il proseguimento dei lavori per il tunnel geognostico».


PD DELLA ZONA NON ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE. Il coordinamento Pd delle Valli di Susa e Sangone, tramite il coordinatore di zona, Pacifico Banchieri, ha nel frattempo annunciato la sua non adesione alla manifestazione.
«Pur precisando che è legittimo manifestare il proprio dissenso contro la nuova linea ad alta velocità», ha precisato, «l'iniziativa decisa dai movimenti No Tav, anche per la collocazione logistica, potrebbe rischiare di sfociare in problemi di ordine pubblico, rovinando la protesta civile e democratica di gran parte della popolazione del nostro territorio».


MARONI: «MISURE IDONEE PER EVITARE VIOLENZE». Il Pd valsusino, inoltre, «consiglia, a chiunque convochi in futuro analoghe iniziative di protesta, di non organizzarle nelle immediate vicinanze del sito di Chiomonte».
Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha dato indicazione al questore affinchè, tenendo conto «delle dichiarazioni fatte da chi vuole partecipare alla manifestazione, vengano prese tutte le misure più adeguate ed idonee per evitare manifestazioni di violenza».
Il ministro ha poi chiesto «agli amministratori locali, ai sindaci, alle tante persone per bene della Valle» di dissociarsi dagli atti di violenza.


NEL CORTEO GRUPPI EVERSIVI. Per Barbara Bonino, assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, «le parole di Perino confermano la saldatura tra l'ala radicale del movimento e i professionisti della violenza dei centri sociali». «Come a Roma anche a Chiomonte il rischio evidente è che la manifestazione degeneri un'altra volta in una cieca battaglia contro le forze dell'ordine. Siamo seriamente preoccupati per l'annunciata presenza nel corteo di gruppi di chiara matrice eversiva che cercano unicamente lo scontro con le forze dell'ordine». «Mi auguro che almeno in questa occasione», ha concluso l'assessore, «gli amministratori locali non partecipino ad un evento il cui obiettivo, illegale ma ostentatamente dichiarato, è l'apertura di varchi nella recinzione del cantiere».


COTA: «PRENDERE LE DISTANZE». Il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, rivolgendosi ai valsusini e agli amministratori locali, ha invitato a «prendere subito le distanze, senza se e senza ma» dai violenti.
«Abbiamo ragione di ritenere», ha spiegato Cota, «che ci sia una strategia per ripetere la violenza che abbiamo visto a Roma».
Il coordinatore regionale del Pdl Enzo Ghigo e il vicepresidente dei deputati azzurri Osvaldo Napoli hanno esortato i sindaci e gli amministratori locali della Valle di Susa e delle valli adiacenti a «non partecipare alla manifestazione , per non dare nessuna copertura istituzionale alle violenze».


GHIGO E NAPOLI: «ISTITUZIONI NON PARTECIPINO». Un appello che va al di là del colore politico: «Non devono partecipare né con la fascia tricolore e neppure da privati cittadini: la loro presenza verrebbe assunta come alibi da quanti hanno in animo non solo o non tanto di contestare la Tav, ma di provocare deliberatamente incidenti gravi». «Senza ricorrere a nessuna legge speciale», hanno concluso i due esponenti del Pdl, «sono le istituzioni locali e i loro rappresentanti, animati da buon senso, che possono frenare la deriva violenta».

Tre consiglieri di Condove: «Parteciperemo». Invito non raccolto da tre consiglieri comunali di Condove, un paese della Valle di Susa. «Siamo costretti a farlo», hanno spiegato Alberto Beggio, Marinella Cuatto e Valerio Bertolo, tutti appartenenti al gruppo consiliare Buongiorno Condove, «anche perché le istituzioni non ci hanno mai degnati di una chiara risposta».
«Dobbiamo ricorrere a forme di intervento più determinate. E, nonostante si tenti di asserire il contrario, azioni come il taglio delle reti rientrano pienamente nel filone della lotta pacifica e nonviolenta, ancora di più se si considera che si eserciterà su un 'qualcosa' di assolutamente illegale, come ampiamente dimostrato dallo specifico esposto inoltrato alla magistratura e come si desume dalle affermazioni del sindaco di Chiomonte».
I consiglieri di Condove hanno dichiarato «proprio in quanto amministratori e quindi rappresentanti (eletti) delle istituzioni, di dover dare un segnale che il nostro ruolo non deve essere quello di avallare la più totale illegalità e il taglio indiscriminato di servizi essenziali quali scuola, sanità e pensioni pur di realizzare un'opera inutile ingiustificata». 
Lyon Turin Ferroviaire: «Recinzioni legittime». Nel frattempo la Ltf (Lyon Turin Ferroviaire), la società responsabile della parte comune italo-francese della futura Torino-Lione, ha fatto notare che per innalzare le reti di recinzione del cantiere di Chiomonte «non è necessario richiedere alcuna autorizzazione, neppure quella del Comune» poiché «sono parte integrante del progetto definitivo del cunicolo esplorativo della Maddalena, approvato dal Cipe».
«L'approvazione del Cipe», ha spiegato la società, «sostituisce ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato e consente la realizzazione di tutte le opere, prestazioni e attività previste nel progetto approvato».
Sulla base di queste considerazioni «di assoluta legittimità del cantiere», la Ltf ha quindi ricordato che «i danni arrecati alle recinzioni costituiscono un reato» chiarendo di «essere autorizzata, a tutela del proprio operato, ad agire per vie legali contro chiunque danneggerà le opere di recinzione o qualunque altra opera di cantiere».