IL GOVERNO MONTI

domenica 6 novembre 2011

Quelli che non vanno 
al ristorante





Berlusconi ha ragione, ogni tanto dice una verità: i ristoranti sono pieni. Evidentemente sono i locali che frequentano il Cavaliere e i suoi amici.
 La crisi, infatti, non tocca i ceti alti, tocca persone che non vanno mai al ristorante e oggi non riescono ad andare in pizzeria.


Abbiamo già ricordato l’opera di Napoleone Colajanni a cinque anni dalla sua scomparsa. C’era uno dei due figli di Napoleone, Luca, ma non l’altro, Marcello. Il quale da anni lavorava come ingegnere nel Petrolchimico di Marghera con un’alta qualifica e grande professionalità. La fabbrica, come è noto, è stata chiusa e l’ingegner Colajanni, insieme ad altri tecnici e operai, è in cassa integrazione, senza prospettiva.


Non è venuto al convegno perché era in Liguria a vendere un appartamento, ereditato dalla madre. Chiedo scusa a Marcello se rendo pubblica una situazione personale, ma è come se parlassi di uno dei miei figli. 
Un ingegnere chimico, disoccupato a 50 anni, che avvenire ha? Forse nessuno, come gli operai che con lui hanno lavorato nell’industria chimica, smantellata. Io non so in quale ristorante vanno Marcello e i suoi compagni.

So che migliaia di persone si trovano in questa terribile condizione, non solo economica, ma sociale, abituate a lavorare, a produrre, a sentirsi parte di una società, di un mondo che oggi non ci sono più. 

E tutti sappiamo che un terzo dei giovani italiani è senza lavoro e senza un domani, nell’umiliante condizione di essere ancora “figli di famiglia” anche quando una famiglia non c’è.
 

È terribile il fatto che il presidente del Consiglio non avverta il dramma che attraversano uomini e donne del suo paese. L’etica della politica è nel sentirsi corresponsabili di questi drammi; come anche quelli di tanti cittadini che oggi a Genova, e ieri in tante parti del paese, sono stati colpiti da “calamità naturali”, che però hanno a che fare anche con quel che negli anni (e oggi) ha fatto la politica.


È un’etica che Berlusconi non conosce perché capisce solo le persone che frequentano, con lui, gli stessi ristoranti e le stesse ville.
 Non è demagogia vedere questi scenari. Non sto dicendo che solo gli uomini di sinistra hanno l’etica di cui parlo. Oggi c’è cinismo anche in fasce della “sinistra”. Ma l’estraneità totale alle vicende umane caratterizza questo presidente del Consiglio.
 Il quale “recita” più parti in commedia ma non riesce a farlo quando si tratta di tragedie. 


L’Italia sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia e non c’è una guida, non c’è un governo. In queste ore, Berlusconi e i suoi soci confabulano per sapere se la maggioranza ha o no un voto in più o in meno per ottenere o no la fiducia. Questo anche se non c’è più una maggioranza per governare. E per governare una situazione del tutto eccezionale.
 Cosa deve succedere ancora per prendere atto di ciò che gli italiani hanno capito e di ciò che le autorità europee hanno sentenziato commissariando il governo?
 Pure le parole del Presidente della Repubblica sono state chiare.

Ora tocca anche alle persone più responsabili della ex maggioranza di mettere fine a una agonia politica che mortifica e penalizza il paese.

Emanuele Macaluso