Basta leggere un giornale per capire che il governo non è in grado di dare una risposta convincente alle pressanti richieste dell’Europa.
Ora (non domani o dopodomani), come ha chiesto il Presidente della Repubblica.
Due notizie: Berlusconi a Palazzo Chigi riunisce un gruppo di ministri per elaborare le risposte da dare all’Europa - così dice - nelle stesse ore al Ministero dell’Economia il ministro Tremonti convoca il “Comitato di Stabilità” con il governatore Ignazio Visco, il direttore generale Vittorio Grilli, il presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini e quello della Consob Giuseppe Vegas. Si susseguono vertici ministeriali e non si capisce a cosa servano.
Il Consiglio dei ministri ha partorito un topolino che non serve ad uscire dal tunnel.
L’idea, che è anche dei “frontisti” del Pdl, secondo cui deve essere Berlusconi a guidare la svolta politica di cui si parla, è pura follia.
Giuliano Ferrara ogni giorno veste il Cavaliere con armature da combattimento e lo vede sgominare i nemici esterni e interni. Questi ultimi sarebbero i più pericolosi: ieri sul Foglio Giuliano denuncia il “boicottaggio interessato”, che il Cavaliere subirebbe passivamente, “dal suo superministro dell’economia, da settori del suo partito e del suo staff”. Anche lo staff partecipa al complotto? Tutta fuffa direbbe Giuliano.
Una cosa è chiara come la luce del sole: al centro del problema politico italiano c’è Berlusconi, la cui credibilità in Italia e all’estero è pari a zero.
Tuttavia l’opposizione, che propone un governo di transizione, deve concretizzare la proposta.
Diciamo le cose come stanno.
1) Se si vuole un governo politico e con un’ampia partecipazione, può presiederlo solo un esponente del Centro: cioè Casini;
2) Se si pensa a un governo “tecnico” con una notevole valenza politica dato che dovrebbe ottenere una fiducia larga nel Parlamento, a presiederlo potrebbe essere Mario Monti;
3) Se è possibile solo un governo fondato sull’attuale maggioranza con un allargamento ai centristi, a guidarlo non può essere altri che Gianni Letta;
4) Un governo di transizione, espresso solo dal centrosinistra, non ha oggi nessuna possibilità di trovare altri voti per costruire una maggioranza.
Infine, è bene chiarire che un esecutivo di transizione deve avere forza e voti per varare provvedimenti che rispondano alle esigenze di risanamento e di sviluppo, in grado di ottenere il consenso delle strutture europee e un sostegno popolare.
So bene che oggi le due cose insieme non sono compatibili, ma proprio per questo la base parlamentare dovrebbe essere larga, il confronto con i sindacati e le altre organizzazioni sociali reale e il rapporto con l’opinione pubblica continuo.
Concludendo, osservo che per questa complessa operazione occorre l’impegno di tante competenze ma soprattutto delle forze politiche, anche perché le elezioni non sono lontane ed è necessario mettere in campo una nuova legge elettorale. Fatte queste considerazioni, non escludo che la crisi possa degenerare in un violento confronto non solo tra destra e sinistra, ma all’interno degli attuali schieramenti senza sbocco.
Confidiamo nell’opera del Presidente della Repubblica.
Emanuele Macaluso
