IL GOVERNO MONTI

mercoledì 9 novembre 2011

Prima lascia, poi raddoppia. Il Cavaliere vuole le urne





Dimissioni a scoppio ritardato. Berlusconi offre a Napolitano un impegno «politico-istituzionale» e punta a guadagnare tempo con la legge di stabilità. Immediata la richiesta di elezioni anticipate, ma il Quirinale frena.


L'annuncio lungamente atteso arriva con un post scriptum. Silvio Berlusconi si dimette. Ma non subito. Prima conduce in porto la legge finanziaria. Quale, visto che ancora il governo non ha presentato un testo definitivo? La risposta è facile: sarà la legge di stabilità che chiede l'Europa, anche con le ultime tassative indicazioni. E pazienza se non piacerà alla Lega. Berlusconi si appella alla disponibilità delle opposizioni: aiutino loro. 

Adesso può farlo, adesso il presidente del Consiglio con la lettera di dimissioni già scritta è una figura nuova, inedita quasi nella storia dei governi italiani. È un premier in scadenza che gioca la sua partita su quello che accadrà dopo l'apertura formale della crisi.

E che ha già scaricato un bel po' del peso degli ordini di Bruxelles sul partito democratico.
Il cavaliere ieri per la prima volta nella sua lunga storia politica cominciata diciassette anni fa ha ammesso di non avere più una maggioranza in parlamento. Ieri ha perso e in questo momento appare destinato al tramonto. 

Ma non si può escludere che i sacrifici e le scelte «responsabili» necessarie a salvare la reputazione dell'Italia davanti al resto dell'Unione europea non finiscano per salvare un po' anche Berlusconi. Anche se la sua trincea delle elezioni anticipate a tutti i costi ieri sera sembrava già cedere.

Alle sei e mezza del pomeriggio il presidente del Consiglio ha messo in atto i punti tre e quattro dello schemino buttato giù alla camera dopo il voto sul rendiconto (quello ripreso dai fotografi). È salito al Quirinale e si è detto «consapevole delle implicazioni del risultato del voto». Ha annunciato quindi l'intenzione di rassegnare le dimissioni, ma solo dopo aver varato la legge di stabilità. Sul Colle lo definiscono «un impegno politico-istituzionale», di certo è un fatto di cui non si ha recente memoria.
L'impegno di Lamberto Dini nel 1995 a dimettersi dopo la finanziaria è il precedente più simile, ma fu annunciato in parlamento e non sul Colle. 

Come che sia, la decisione di Berlusconi è stata immediatamente scolpita nella nota ufficiale del Quirinale, quasi a evitare ripensamenti. Berlusconi, si legge nel comunicato, «ha espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea». 

Tra i «contributi» c'è la lettera con 39 precisissime indicazioni spedita dal commissario Ue Olli Rehn cinque giorni fa, ma svelata da Repubblica proprio mentre il cavaliere e il capo dello stato erano a colloquio. «Una volta compiuto tale adempimento - è il passaggio finale del comunicato di Napolitano - il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello stato, che procederà alle consultazioni di rito». Così resta stabilito, così il confronto sul futuro della legislatura è rimandato a dopo le dimissioni.

Ma un'ora dopo essere andato via dal Quirinale, davanti alla telecamere del Tg5 e del Tg1 Berlusconi era già pronto a offrire la sua personale interpretazione del percorso messo a punto con il presidente della Repubblica: «Dopo di me vedo solo le elezioni», ha detto. Aggiungendo doverosamente: «Deciderà il capo dello stato». Napolitano lo aveva prevenuto ricordando le sue prerogative in una conclusione della nota che altrimenti apparirebbe pleonastica. Il capo dello stato, annuncia, darà «la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione». 

Certo Napolitano sa bene che Berlusconi e con lui la gran parte del Pdl e della Lega sono intenzionati a chiedere le elezioni anticipate.

Ma da qui all'approvazione della finanziaria possono succedere molte cose, nel Pdl non sono pochi quelli che prolungherebbero volentieri la legislatura e anche nella Lega non mancano i sostenitori dell'opportunità di fare un passaggio all'opposizione prima di ripresentarsi dagli elettori. 

La cosa più probabile è che si formi un nuovo gruppo parlamentare di transfughi del Pdl, organizzato in tempo per essere consultato al Quirinale e offrire a Napolitano la disponibilità a sostenere un governo tecnico. A quel punto il problema ricadrebbe per intero sulle spalle del Pd e dell'Italia dei valori che sono stretti tra due no: no al ribaltone ma anche no a un governo Letta o Alfano. Un governo tecnico, invece, potrebbe mettere nella lista degli impegni anche la riforma della legge elettorale. Anche perché c'è sempre l'incognita referendum. 

Ma questo si vedrà quando Berlusconi si dimetterà sul serio. Prima di allora, in questi venti giorni dedicati alla legge di stabilità, il cavaliere e i suoi avversari tenteranno di disporre le truppe in parlamento per la battaglia finale.

Andrea Fabozzi