I dubbi sul fatto che il passo indietro di Silvio Berlusconi non fosse una resa definitiva, bensì solo una temporanea ritirata in attesa di riorganizzare le fila, non sono mai mancati.
Ma il 13 novembre, mentre al Colle sono in corso le consultazioni per la formazioni di un nuovo esecutivo, probabilmente affidato a Mario Monti, lo stesso premier uscente ha fugato ogni dubbio con una lettera al vetriolo inviata a Francesco Storace: con la Lega che si defila e le fronde interne al Pdl che scalpitano, l'alleato più fedele del momento appare proprio l'ex governatore del Lazio. Ed è quindi con lui che il Cavaliere prova il colpo di coda finale, attribuendosi meriti e dividendo le colpe.
«Condivido il vostro spirito e mi auguro di riprendere insieme a voi il cammino di governo» ha scritto Berlusconi rivolgendosi alla platea del secondo congresso nazionale della Destra, che si tiene a Torino.
DI FINI IL 'PECCATO ORIGINALE'. Per blandire Storace ulteriormente, Berlusconi è tornato sul tradimento dell'arcinemico comune, Gianfranco Fini. La creazione di Futuro e libertà è stata il «peccato originale che ha minato il percorso di una legislatura che avrebbe dovuto essere costituente e che si è invece incagliata nelle secche di una politica che non ci appartiene», ha puntualizzato il premier.
Nonostante quell'episodio, ha ricordato Berlusconi, «siamo andati avanti nella consapevolezza che la maggioranza voluta dagli italiani avesse il diritto e soprattutto il dovere di governare, ma alla fine in Parlamento ha prevalso la logica dei piccoli ricatti e del trasformismo che è il vizio piu’ antico della politica italiana».
I RICATTATORI. È evidente una memoria selettiva , che tralascia i premi concessi ai vari responsabili, passati dall'opposizione alla maggioranza, per concentrarsi solo sui tradimenti del 14 dicembre 2010 e dell'8 novembre: «C’è chi lavora da tempo perché il pendolo della politica italiana torni indietro, ai tempi in cui la volontà degli elettori era commissariata dalle oligarchie di partito abituate a gestire in proprio, al riparo da ogni responsabilità, la forza che i cittadini consegnavano loro al momento del voto».
BERLUSCONI RIVENDICA 'GRANDI RISULTATI'. Ma nelle parole di Berlusconi non c'è traccia della bocciatura subita negli ultimi mesi dai mercati, degli ultimatum europei, della sfiducia generalizzata nei confronti dell'Italia. Soltando la rivendicazione orgogliosa di «quanto siamo riusciti a fare in questi tre anni e mezzo segnati da una crisi internazionale senza precedenti nella storia». E quella che, il giorno dopo i festeggiamenti davanti a Palazzo Chigi per le sue dimissioni, per molti suonerà come una minaccia: «Il mio impegno è che quanto è stato conquistato in questi anni nel segno della modernita’ non vada disperso».
