IL GOVERNO MONTI

sabato 5 novembre 2011

Il Pd in piazza 
misura le forze







Bersani chiama oggi a raccolta a Roma. Di Pietro ci sarà e Vendola guarda con «simpatia». Berlusconi «fa rabbrividire».
Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha detto una cosa particolare, oltre agli attacchi al premier.
 «Serve un governo tecnico, ma autorevole».
 Parole non casuali. Bersani, infatti, non esclude - almeno non del tutto - la via delle elezioni, che fatalmente sarebbero elezioni anticipate e che rischiano anche di capitare molto presto (gennaio?).

I ‘giovani leoni’ della sua segreteria, bersaniani o dalemiani che siano, su quello puntano: elezioni. Qualcuno, si dice, anche nei Palazzi che contano della Politica e delle Istituzioni avrebbe espresso dubbi e perplessità sulle parole d’ordine e gli slogan della manifestazione indetta oggi dal Pd. Bersani ribatte, a tutti i suoi critici, che “sbaglia: la parola d’ordine di oggi sarà fiducia, verità e ricostruzione”. “L’Italia merita rispetto e un futuro migliore” è lo slogan scelto per la piazza.

Le parole vibranti del Capo dello Stato, ripetute anche ieri dalla Puglia, da dove Napolitano ha chiesto responsabilità a tutte le forze politiche perché c’è una grave crisi di fiducia verso l’Italia, non certo quelle “che fanno rabbrividire”, dice sempre Bersani, di Berlusconi ripetute ieri anche a Cannes, sono il faro-guida per il Pd, anche per quello versione ‘piazza’ e, dunque, combattimento, di oggi. Formalmente, l’unico che proprio non ci sarà perché non condivide il momento contingente, più che le ragioni di fondo, della manifestazione nazionale indetta dal Pd per questo pomeriggio a Roma, nella grande piazza San Giovanni (piazza che da riempire non è mai semplice, come ben sa la Cgil), è il senatore Marco Follini. L’ha detto qualche giorno fa, con tanto di regolare comunicato stampa.

Gli altri, convinti o meno che siano - e di poco convinti ce n’è parecchi: tra i deputati semplici, nella minoranza veltroniana dei Modem, specie tra i più pasdran, ma anche in altri - ci saranno tutti. Insomma, al di là di Bersani e dei suoi fedelissimi, ci saranno Franceschini, Finocchiaro, Bindi, etc., oltre che, si capisce, tanta, ma proprio tanta gente. Si punta, alla faccia del brutto maltempo previsto, almeno al mezzo milione di persone e le aspettative, a contare pulmann, treni e navi già prenotate da mezz’Italia, sono buone e confortanti.

Inoltre, a causa della sconvolgente alluvione occorsa alla Liguria, ad essa sarà dedicata l’inizio e buona parte della manifestazione, con relativa sottoscrizione popolare e ‘taglio’ di alcune delle parti d’intrattenimento, anche se Vecchioni e gli altri gruppi previsti (i Marlene Kuntz) canteranno, come pure parlerà, prima di Bersani, Luisa Boldrini, rappresentante per l’Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati politici. E se lo slogan e le bandiere (quelle tricolori, e non di partito, ha chiesto di portare in piazza, stavolta, il Pd) saranno patriottici e nazionali, il concetto di fondo di Bersani sarà: “Mandiamo via questo governo” (se con le elezioni anticipate o con un nuovo governo di responsabilità questo resterà più sfumato). Ci saranno, come da programma, anche il candidato alle presidenziali contro Sarkozy del Psf francese, nonché fresco vincitore di toste primarie, Francois Hollande, e il presidente della Spd tedesca, Sigmar Gabriel, tosto avversario della cancelliera Merkel. Solo che, di fronte a tale parterre di schietta marca progressista che sapeva tanto di Internazionale Socialista, oltre che di gruppo Pse, i cattolici del Pd hanno estorto (e ottenuto) la mediazione utile alla bisogna. Sul palco, oggi, infatti, ci sarà anche il vicepresidente della Dc cilena, Jorge Burgos, notizia che non casualmente gli autori del piccolo miracolo internazionalista (unire progressisti e conservatori mondiali sullo stesso palco), gli esponenti degli ex-popolari Beppe Fioroni e Lucio D’Ubaldo hanno fatto filtrare sulle pagine di Repubblica. Ci sarà, inoltre, pure il Rottamatore per eccellenza, il sindaco di Firenze Matteo Renzi: “Compatibilmente con i miei impegni istituzionali”, recitava ieri una nota del sindaco di Firenze, “conto di arrivare in tempo per ascoltare Bersani”. E di andarsene, magari, prima di qualche fischio. Ci sarà, come aveva annunciato da tempo, l’Idv, con tanto di delegazione, e il suo leader, Di Pietro: Tonino, del resto, è in fase iper-unitaria: ha persino detto, con un’intervista all’Unità, “sono pronto a fare un passo indietro, alle primarie, e sostenere Bersani”. E ci sarà, oggi, tra i compagni del Pd, una piccola delegazione di SeL, il partito di Nichi Vendola, che tuona un giorno sì e l’altro pure, contro ogni tentazione di governo tecnico che rinvierebbe sine die le primarie che Vendola reclama.

Ettore Maria Colombo